SONETTO CCCXVI

By Luigi Tansillo

Mentre arse del mio cor la fiamma viva,

spesso, Terminio, come Amor gli spinse,

cantò il mio plettro, e la mia man dipinse

note, che forse alma gentil gradiva.

Ma, poi che 'l lungo incendio, ond'io languiva,

pioggia di sdegno, e sì repente, estinse,

né lingua snodò più, né penna strinse

mia Musa, per lodar cosa che viva.

Questa del Tebro rosa, a cui 'l felice

arabo ciel s'inchina, egli è ben degno

ch'onori ogn' uom, che d'amor scrive e dice;

ma più il vostro tranquillo e chiaro ingegno:

ché al mio, cruccioso e fosco, altro non lice,

che scriver d'ira e ragionar di sdegno.