SONETTO CCCXXII

By Luigi Tansillo

Voi ch' avete l'acerba mia ferita

talor tentata con pietosa mano,

temprat' alcun liquor, buon Martirano,

ond'io richiami la virtù smarrita.

L'han sì l'altrui durezze inacerbita

omai, che s'io del reo languor non sano,

non griderò mercé gran tempo invano,

sì presso sento il fin de la mia vita.

— Piaga (direte) d'amoroso strale

sanar non può, se non con altra piaga,

sì che si curi l'un con l'altro male. —

Io vi rispondo: — Ancor che l'alma vaga

sia di salute, s'il rimedio è tale,

ella lo sdegna e di morir s'appaga! —