SONETTO CCCXXXI.
O se del viver mio l'ultima parte
Fosse, Almenio, sì lunga, e 'l bello Dio
Eguale al gran soggetto e al voler mio
Ne desse col saver l'ingegno e l'arte:
Come altamente e degnamente in carte
A l'alto e degno Cosmo il giusto fio,
Cortese no, ma conoscente e pio,
Pagherei lieto, e forse grato in parte!
Cantando, che di tanti e duci, e regi,
Ch'hanno del mondo in man la cura, e 'l freno,
Ei sol dritto l'allenta e dritto il preme.
Felice l'Arno e lui via più, che 'l seno
Grave di quegli antichi e veri pregi
Di sé stesso sicuro, agli altri teme!