SONETTO CCCXXXIII.
Signor, che per saldar gli antichi affanni
D'Etruria, e trarla al valor suo primiero,
Eletto a così alto e degno impero
Da Dio fosti, e da noi nei più verdi anni:
Ecco, che d'ogni parte ai propri danni
Corrono, e non a' tuoi, s'io scerno il vero,
Per terra Francia, e per mar l'empio e fero
Scita con mille frodi, e mille inganni.
Apparecchiati dunque al grande acquisto,
Ch'io veggio un'altra volta, altra corona,
Cinger le tempie tue di palma e lauro:
E già voce dal ciel per tutto suona;
Che può contra te Cosmo e 'l Gallo, e 'l Mauro,
Se dal tuo lato sta Cesare e Cristo?