SONETTO CCCXXXIV.
Invittissimo duce, il cui valore
Non punto men della bontade raro
Ti mostra figlio al tuo gran padre chiaro,
E degno a tanto impero successore:
Che più certo argomento, e qual maggiore
Segno d'essere a Dio più d'altri caro,
Che 'l vederti ogni dì senza alcun paro,
Quanto felice più, tanto migliore?
In te non mutò mai quantunque amica
Fortuna il buon voler, che teco nacque,
Ben fece al bel disìo la possa eguale;
Contra te nulla o forza, o senno vale:
Dicalo l'infelice a te nemica
Schiera, che dianzi o presa, e morta giacque.