SONETTO CCCXXXV.

By Benedetto Varchi

Signor, che 'l secol nostro afflitto e privo

D'ogni vera eccellenza e bel tesoro,

Tornato hai lieto e pare a quel dell'oro,

Il già spento valor racceso e vivo:

Questo, che 'n foggia disusata ulivo,

Di sé produce trionfante alloro,

Pace t'annunzia, e vittoria da' loro,

Ch'hanno sé stessi, e l'altrui bene a schivo.

Godi sicuro omai, che nulla deve

Temer chi, come tu governa e regge

Col timor di lassù, che da Dio viene;

Quando più mai si vide? ove si legge

Un sì felice augurio? Ergi la speme,

Ch'ogni dur ti fia molle, ogni aspro leve.