SONETTO CCCXXXVII

By Luigi Tansillo

Fêr le Grazie e le Muse alta contesa,

Delia, d'intorno a la tua nobil bara;

ché pianger vonno ed onorarti a gara,

sì come una di lor qua giù discesa.

— Qual donna mai, de' raggi nostri accesa,

a la vista del mondo fu sì cara

(dicean le Grazie), ond' anzi tempo avara

Morte rubolla, al gran guadagno intesa?

— Togliea il suo canto ogn' ira ed ogni angoscia,

la vinse Morte ria (gridan le Muse),

ché tolse il passo a la divina voce. —

— Pianger debb'io (soggiunge Amor), ché, poscia

che Delia mia le labbra e gli occhi chiuse,

non punge stral de' miei, né fiamma coce.