SONETTO CCLXII.

By Benedetto Varchi

Da sì felice a sì misero stato

Quando meno il pensai, sì come a Dio

Piace, ed a voi, signor, son caduto io,

Non per mia colpa già, ma per mio fato:

Ben sono or, come mai, certo e fermato,

Egualmente soffrirlo o buono o rio,

Ché quel ch'è proprio e veramente mio

Non può torlomi alcun: da tal m'è dato.

Solo in questa caduta e vile spoglia

Hanno imperio e ragion fortuna e morte,

Che per uso i men rei prima ne spoglia.

L'altro vive immortale, onde men corte

Non son le vite, perch'altrui ne toglia

Dieci anni o venti o 'nvidia, o sdegno o sorte.