SONETTO CCLXXIII

By Luigi Tansillo

Alta, reale e dell'altrui splendore

non pur lucente, ma del proprio raggio,

progenie del gran Capi e di quel saggio

cui mostrò fida stella il gran Fattore;

o del forte Gonzaga eterno ardore,

poiché da riverirve altro non aggio,

gradisca, priego, il vostro alto coraggio

quanto oggi io sacro e offro a vostro onore.

Questa man, questa lingua e questo ingegno

servan devoti a voi, quant'elli sono,

e, se son poco, io me ne doglio e sdegno.

Altri, per avanzar gemme e tesoro,

solcano il mare; ed io, per farvi dono

di me stesso, passai Scilla e Peloro.