SONETTO CCLXXVIII.
O d'ermo poggio sacre, verdi, eccelse
Chiome, d'ogni mio affanno ampio ristoro,
Poi che scorsi tra voi quel dolce Alloro,
Che alto sostegno, amor casto mi scelse.
E sola a me più, che mille armi ed else,
Cara dal dì che tue chiare onde foro
Specchio a quell'alma pianta, ond'è 'l bel coro
Gradite frondi alle mie tempie avelse.
O sovra ogn'altra e valle e piaggia e piano,
Da che l'aureo mio germe in te si giacque
Fecondo, aprico, ombroso Bivigliano,
Quando potrò gl'arbori vostri e l'acque,
E i frutti e i fiori e l'ombre almen lontano
Mirare, e dir quanto di voi mi piacque?