SONETTO CCLXXVIII

By Luigi Tansillo

Due volte il bel monton con l'aureo corno,

ma non qual suol, aprio la stagion vaga,

da che la bella ed inclita Gonzaga

chiuse i bei lumi, ch'ad Amor fean giorno.

Quanti canori cigni fan soggiorno

là, 've Sebeto per gran duol s'allaga,

pianser lei spenta e celebrar la piaga

d'Italia, ond' ebbe morte eterno scorno.

Io solo tacqui, augel palustre e roco,

(colpa di troppo amor, non già difetto),

lei ch' arse il mondo del suo santo foco;

ché per sì lagrimoso, alto subietto

avria voluto (e mi parean pur poco)

ne gli occhi un Mincio ed un Maron nel petto.