SONETTO CCXXXIII.

By Benedetto Varchi

Scipio, la rara bontà vostra e 'l vostro

Saper non men della bontade raro,

Voi pria fe' conto, e poscia amico e caro

Al più saggio e miglior del secol nostro.

Ma io, cui tanto e di lingua e d'inchiostro,

Come d'ogni altro ben, fu 'l cielo avaro,

Temo appressarlo e quinci avvien, che raro

E così bianco agl'occhi suoi mi mostro.

Ben meco entro 'l pensier sera e mattino

Quanto conviensi riverente e umìle,

Come cosa del ciel, l'adoro e 'nchino;

E dico: Ancor saria bello e gentile

Il mondo, se virtù nostra o destino

Desse la cura a lui del sacro ovile.