SONETTO CCXXXV.

By Benedetto Varchi

Ghino, che di salubri erbe e di fiori

Non pure al buono accoglitor del quale,

Ma quasi a Febo e al suo gran figlio eguale,

Tanti ne date al mondo e tai liquori,

Che l'alme spesso poco men che fuori,

Tornano ai corpi unite, e 'l lor fatale

Corso vincon di molto, onde immortale

Pregio ven segue e sempiterni onori:

Or che i raggi del sol più dritti e gravi

Fendon la terra, e par che 'l cielo avvampi,

Perché bramar vi fate indarno ancora?

Qui dove e i boschi e i colli e i fiumi e i campi

V'aspettan lieti, e vi chiamano ognora

Fior, fronde, erbe, ombre, antri, onde, aure soavi.