SONETTO CCXXXV

By Luigi Tansillo

Deh, potess'io, signor, come Leandro,

varcar il mar di vostre lodi belle,

e girmene cantando or queste or quelle,

qual cigno su per l'acque di Meandro.

Quel, che pianse la moglie sotto Antandro,

non fora a par di voi sovra le stelle

noto: o quant' alme avrian di gloria ancelle

quell'invidia d'amor ch' ebbe Alessandro.

L'invidia ch' Alessandro, avo de' vostri,

ebbe d'Achille, avrian mille nepoti

a voi, ch' illustrar denno i lidi nostri.

Poiché non è chi nel gran golfo noti,

basti ch' in su la riva io vi dimostri

i desir miei, di farvi onor, devoti.