SONETTO CLIII

By Luigi Tansillo

Da poi che le tedesche e le latine

spade e l'ibere con onor sian scinte,

e l'arme tolte e le tabelle pinte

fian consacrate a le magion divine;

e le parti lontane e le vicine

del mondo, Carlo debellate e vinte,

di lauro non vorrà le tempie avvinte

là, dov'il Re del ciel l'ebbe di spine;

forse non, come gli altri, al patrio nido

bramoso tornerò, s'ivi non moro,

ma appo voi calcherò l'ispano lido.

Né mi faran le bell'arene d'oro

spregiar la riva del mio caro Aufido;

ma il valor vostro, che, più ch'altro, onoro.