SONETTO CLXVII.

By Benedetto Varchi

Spirto cortese a null'altro secondo,

Che, spregiando quel ch'or s'agogna tanto,

Ricchezza e nobiltà, ten porti il vanto

D'esser tra i buon' quasi fenice al mondo;

Io, che d'ogni miseria giaccio in fondo,

M'ergo tutto, e m'allegro, udendo quanto

È 'n te di quel valore antico e santo,

Che sol può fare altrui ricco e giocondo.

E prego il ciel, che i tuoi alti pensieri

Conduca a lieto fin, che ben son degni

Del favor di lassù più d'altri mai;

E te, che segui ogn'or più caldo i veri

Onor, lasciando l'ombre, non ti sdegni,

Se pochi teco all'alta impresa avrai.