SONETTO CLXVIII

By Luigi Tansillo

Signor, del cui veder l'alta vertude

passa nei petti, non pur giunge al volto,

talché l'uscio del cor, ch'è sì sepolto,

innanti al real guardo in van si chiude,

bench'ogni alto secreto a voi si snude,

è forse agli altri il gran misterio occolto:

perché sia il vestir mio sì vago e colto,

e fu l'altr'ier sì luttuoso e rude?

Visse l'anima mia sicura e lieta,

mentre il corpo ne gìa vestito a duolo,

con l'abito ingannando l'altrui vista.

Or, ch'a fregi ne vo d'oro e di seta,

non è, credo, dal freddo al caldo polo

mente più de la mia timida e trista!