SONETTO CLXXV.

By Benedetto Varchi

Caro Annibale mio, poi che me parte

Non voler, ma destin dal santo coro,

Voi ch'avete più d'altri al bel lavoro

Più conforme il saper, più degna l'arte;

Fate in mille palese e mille carte,

Che in questo altero dì quel sacro alloro

Scese di ciel nel mondo, alto ristoro

Di quanto opran quaggiù Saturno e Marte.

Dite voi per che modi e con quai tempre,

Per far nuovo miracolo, in un solo

Petto, giunse ogni ben natura e Dio:

A me quanto conviensi, umile e pio,

Poi che penne non ho da sì gran volo,

Basti sempre adorarlo e tacer sempre.