SONETTO CLXXVII.

By Benedetto Varchi

Così vosco il mio nome altero monte,

Spirto gentil, là 've io per me non varco,

Che non son come voi leggiero e scarco,

Né le forze ho, quanto le voglie, pronte;

Come 'l vostro terrà perpetua fronte

In questo d'uomin spazïoso parco:

Ma chi fia, cui non pieghi il grave carco,

E che tante alte doti vostre conte?

Ben l'immagin di voi nel core annido,

E d'onorarvi col pensier m'ingegno,

Ma non potendo poi, mi struggo e scarno.

Basti dunque, s'ognor più a dentro incarno

Il buon volere e desïoso grido:

Dolce, perché sono io d'onorarvi indegno?