SONETTO CLXXXV

By Luigi Tansillo

Signor, ch'acceso di quell'alto sdegno,

ch'ad animo real sempre convenne,

fuggite quella fera, che vi tenne

ferito in duri ceppi, in giogo indegno;

poiché (la Dio mercede) il vostro ingegno

e l'altrui colpa a liberarvi venne,

oprate, come Dedalo, le penne

a vostro scampo, e dal biasmevol regno

il lodato fuggir nulla ritarde.

Chiudete il cor, non date a pensier luogo,

che volga a dietro, e quel, che piacque, guarde.

Prendete i dardi e l'arco e i ceppi e 'l giogo,

e fatene una pira, e, mentre ell'arde,

dite: —Dell'ardor mio questo sia il rogo!-