SONETTO CLXXXVI.
Cesare, se la vostra onesta e bella
Lavinia, a cui vi diede in sorte Amore,
Né potea darle o più bello o migliore,
Tosto vi renda men contraria stella;
Non curate del volgo, e lungi a quella
Gente, ch'ha sempre al vil guadagno il core,
Dietro i pochi la strada erta d'onore
Salite, che altra ognor è bugiarda e fella.
Non vogliate, se 'l ciel, natura e Dio
V'adornâr d'ogni ben, quanto altro mai,
Far voi medesmo a voi medesmo oltraggio.
Tutte altre cose oscuro, eterno obblio
Dopo questo mortal breve vïaggio,
Cuopre: sol la virtù non muor giammai.