SONETTO CLXXXVIII.

By Benedetto Varchi

Vincenzio, io fui sì folle, ch'io pensai

A dir di quello altero e raro mostro,

Che fa ricco e beato il secol nostro,

Vincer l'usato mio cantar d'assai:

E sperando salir, dove giammai

Per me non fora aggiunto, mi fu mostro,

Ch'opra non era da mortale inchiostro;

Ond'io nel cominciar, vinto restai.

Né perciò biasmo, anzi gran lode attendo,

Udendo darsi ognor sì nuova gloria

A chi per bello ardir cadde e morio.

Icar per gire al ciel volando, ed io

Caduto son per sì chiara vittoria,

Ch'io conosco il mio fallo, e non l'ammendo.