SONETTO CVII

By Luigi Tansillo

Qual sì cruda pietà la falce tolse

di mano a Morte allor, che, sì superba,

a meter venne la mia vita in erba,

che il nero piè, scornata, in dietro volse?

Non timida, ma lieta, si raccolse

l'alma, al cader de la percossa acerba;

ma reo Destin, che d'ora in or mi serba

a novo strazio, consentir non volse.

Non tanto a noia altrui, quanto a me caro,

era forse il morir, se ben per tempo:

ch'allor uom dée morir, quand'è felice.

Che può la vita mia, se non amaro

frutto produrre omai tutt'il suo tempo,

s'amaro è l'arbor tutto e la radice?