SONETTO CXC
Garzìa, del cui valor risplende il Tago,
via più che de l'arena, ond'egli ha letto,
non perché viva, più che mai, nel petto
non mi sieda la vostra illustre imago;
o ch'io non sia, più che mai fusse, vago
di seguirvi al penar, più che al diletto,
vengo sì raro a voi, del cui cospetto
io vissi e vivo lieto, non che pago.
Amor, ch'ha del mio arbitrio in man la briglia,
vuol che dì e notte io penda d'un bel volto,
né stia lontan col piè, né con la voglia.
Cessi, dunque, signor, la meraviglia;
e non vi grave, poich'Amor m'ha tolto,
per sempre, a me, ch'a voi, talor, mi toglia.