SONETTO CXCIV.

By Benedetto Varchi

Caro messer Filippo, che tra noi

Sete, onde vosco mi rallegro spesso,

Quasi tra basse erbette alto cipresso,

Cui folgore non tocchi o vento annoi:

Poscia, che come volli, esser con voi

Nel vostro nido e ragionar dappresso,

Non m'è dal duro destin mio concesso,

Che tutti or versa in me gli sdegni suoi;

Non mi si tolga almen nel vostro altero

Tanto cortese ed onorato inchiostro,

Come soglio vedervi, e come spero:

Né vi sia grave al mio buon Stufa e vostro

Render saluti, e dir che non men fero

Si mostra il cielo a me, ch'a lui s'è mostro.