SONETTO CXLIII.

By Benedetto Varchi

Qual fresco e lieto giglio, che da fera

Pioggia battuto, o da rabbioso vento

Folgorato al fiorire, in un momento

Sparisce, e nulla è più che sì bello era;

Così nel fior della tua primavera

Per far povero il mondo e me scontento,

Ha te, Gherardi mio, spogliato e spento

Quella sempre fallace e sempre vera;

Benché di te fra mille eccelse e dive

Alme più care e men lontane a Dio,

La miglior parte e la più bella vive;

E vivrà sempre più beata, ond'io

Col tuo buon Barberin che piange, e scrive

Notte e dì meco, ho di morir disio.