SONETTO CXVII.
Nel mio freddo avvampar, nel caldo algore
Ch'io soffro ardendo ed agghiacciando insieme,
Come chi più d'altrui, che di sé teme
Di voi, Luca, sovviemmi a tutte l'ore.
E dico: o mondo cieco e traditore,
Dunque è pur ver, che sempre il miglior geme?
E tanto m'ange il penar vostro e preme,
Che per doppia pietà doppia il dolore.
E per poco è che dietro il gran disio
Non muovo a veder voi, cui sempre veggio:
Lo spirto è pronto, ma la carne è stanca:
Ben cantò il fato mio Cornice manca:
Come è spesso quaggiù vivere il peggio,
Poi che languendo voi, languisco anch'io!