SONETTO CXXI.

By Benedetto Varchi

Rettor del ciel s'al tuo sublime scanno

Da questa bassa miseria infinita,

Salì voce giammai, che fosse udita,

Abbi pietà del mio gravoso affanno:

A quella pace eterna, o a quel danno

Trammi che già per te fummi sortita;

Né fia per tempo omai, che di mia vita

S'appressa il nono e quarantesimo anno.

Ben sai tu, Signor mio, che tutto vedi,

Ch'altro mai di quaggiù nulla mi piacque,

Se non l'ombra e l'odor d'un vivo alloro:

Cui sempre, o voli alle superne sedi,

O torni io giù fra l'amoroso coro,

Nel core avrò, che per suo albergo nacque.