SONETTO CXXIX

By Luigi Tansillo

Vincitor dell'inferno, che per gradi,

aspersi del tuo sangue, ne sublimi

al cielo, acciò che, da' terrestri limi

purgato, io saglia e al tuo cospetto aggradi,

raccogli le mie sparse iniquitadi,

quante mai n'ebbi, in sin dagli anni primi,

e con tua santa man tutte l'imprimi

ne la mia mente, e da la tua le radi.

E perché io le rilegga e riconosca

me stesso, manda un raggio tuo che faccia

giorno al pensier, ch'in tenebre mi rode;

squarcia la nube, che l'ingegno offosca,

rompi il legame che la lingua allaccia,

e dirò le mie colpe e le tue lode.