SONETTO CXXXI.

By Benedetto Varchi

Mentre, ch'io verso al ciel divoto e umìle

Lagrime a mille a mille, e chiamo invano

La grande ombra gentil, con mesta mano

Spargete, amici, intorno un lieto aprile.

Questo è quel tristo dì, ch'oscuro e vile

Fé 'l mondo tutto, e me di doglia insano;

Questi quei marmi son, dove l'umano

Posa di lui, che fu senza simìle.

Qui giace spenta ogni mia speme, ed io

Vivo per morir sempre, e 'ndarno prego

Quella sorda, che può sol vita darme.

Ma tu, che presso al fin d'ogni desìo

Vedi, che nulla qui può consolarme,

Perché tardi esaudir l'ultimo prego?