SONETTO CXXXIII.
Ben potete vedere, che nulla vale
Tardar, non che tor qui quel, ch'ordinato
Fu suso in ciel di noi, né dal suo fato
Puote esser lunge mai cosa mortale.
Poi che 'l buon Giulio, a cui non ebbe eguale,
Ned avrà il mondo, nel più bello stato,
Quasi novello fiore in verde prato,
N'ha spento l'empio destin suo fatale:
Onde io pur piango, e voi piangere ancora
Dovete, Busin mio, meco, e chiunque
È che i gran danni suoi conosca e cure.
S'acerba morte sì chiara alma, allora
Che più viver dovea ne spense, dunque
Chi fia, che di diman l'altre assicure?