SONETTO CXXXIV
Re del ciel, del cui sangue asperse e tinse
eterno amor di noi la terra e 'l legno,
ch'al corpo tuo si fe' bara e sostegno
allor ch'il tuo morir la Morte estinse;
se, senza divin braccio, unqua non vinse
impresa uman valor, fortuna o ingegno,
che giova che la spada del disegno
tronchi il nodo, ond'amor l'alma mi strinse?
Perché ne la prigione, ond'io m'involo,
non mi rinchiuda altrui forza né froda,
dammi Tu l'ale, ond'io men fugga a volo.
Ogni desir ch'umana voglia annoda,
dal cor mi scaccia; e lasciami quel solo,
che tue man sante a duro tronco inchioda.