SONETTO CXXXIX.

By Benedetto Varchi

Verin, che quell'eterno e sommo Vero,

A cui di terra col pensier sì spesso

Volavi e sì vicin, sempre ora e appresso

Godi, del tuo mortal scarco e leggiero:

L'Arno, che sì per te ricco ed altero

Correva dianzi, or povero e dimesso

Sen va tristo piangendo, ed io con esso,

Che vederlo, qual pria, già mai non spero;

Né so cosa trovar, che mi consoli,

Veggendo spenti in sì breve ora, ahi lasso,

Con tal bontà tanta dottrina e senno.

Ben sei del maggior ben privato e casso

Arno, ed essere in te graditi soli

Il mio buon Garbo e 'l gran Vettorio denno.