SONETTO CXXXIX

By Luigi Tansillo

Dal dì ch'io nacqui insin ad oggi, quante

colpe ebb'io mai, Padre del ciel, raccoglio,

e, con nodi di pianto e di cordoglio,

l'appendo innanzi a le tue sacre piante.

Se render l'alma mia, qual'era innante,

non pon l'acque ch'ognor da gli occhi io scioglio,

rèndala il sangue (or ch'io mi pento e doglio),

il qual versò da le tue piaghe sante.

E perché, a guisa d'orbo, ogni dì lascio

le vie tue, Re di vita, e l'altrui seguo

(o poco o molto che l'andar mi resti),

de' miei gran falli, in mezzo al grave fascio

de le mie colpe, io ti consagro e lego

l'arbitrio, che tu libero mi desti.