SONETTO CXXXVI

By Luigi Tansillo

Ch'il crederia che trenta volte il giorno

è qui racceso, e altre tante estinto,

ed io sopra d'un sasso, dal mar cinto,

tra fere e pesci e augei, lieto soggiorno?

Né, perché il Tauro ogni animal col corno

fera d'amor, e del terren depinto

sent'io l'odor, son dal desio sospinto

oltra quest'onde, che mi van d'intorno.

Signor, tue grazie e tuoi favor son questi:

in vedendomi a terra, più d'un messo

mi mandasti e m'hai dato, ov'io m'apprenda!

Poiché la man, Rettor del ciel, mi desti,

tiemmi, e fa che dal mondo e da me stesso

io mi divella, e da te solo penda.