SONETTO CXXXVIII.
Giovanni, che dal mondo e dagl'errori
Lasciando noi quaggiù miseri e mesti,
Lieto e felice al ciel risali, e questi
Terren non curi più fallaci onori:
Altre erbe ora, altre frondi ed altri fiori
Da quei, che cari qui vivendo avesti,
Ti godi in più bello orto, e rami innesti
Via più felici, onde hai frutti migliori:
Mira ove 'l tuo bel Po turbato freme;
E vedra'mi tra mille oscuro, e tristo
Pianger di te col Nigrisuolo insieme;
Anzi di me tu più sicuro acquisto
Far non potevi, ed io più certa speme
Perder dal dì che t'ebbi udito e visto.