Sonetto di Antonio da Volterra in Tunizi di Barberia, mandato a Ottavante Barduc...
Va', lascia l'uccellare a quei c'han l'arte,
e ad altro mestiero il pensier pone,
e la tuo falsa e fiacca oppinïone
per mio amor, deh, mettila in disparte!
E s'tu pretendi che Mercurio o Marte
di te augumentar abbin cagione,
la lingua pronta, caro compagnone,
col magnanimo core in ogni parte
fa' ch'abbi, e non voler esser ferrigno,
né per ragion volerci tu far chiari
la luna poter porre in uno scrigno;
che gl'intelletti tuoi freddi ed avari,
tuo triangol, tuo quadri e tuo frittelle
farebbon vagillar divi e mortali.
Tu vuo' volar sanz'ali
e perso hai lo sparvier, ch'andar lasciasti:
i geti almanco ti fusson rimasti.