Sonetto di penitenza.
Rendi pace, per dio, al miser lasso
Del suo fallir, che gli è ben tempo homai,
O signor mio, che per superchij guai
Già più che mauro me transmuto in sasso
E non conviense a te loco sì basso
Del cor, del qual sopra triumphi e stai,
E se vendecta voi, esser de' assai
Deducto haverme in su l'extremo passo.
E poi che non s'acquista gloria, ho palma
Intorno a chi piagnendo perdon chiede,
E penitentia vol del proprio errore;
Adonque, signor mio, habi mercede,
Miserere, socchorri, pria che l'alma
Escha del corpo per superchio amore.