SONETTO DXIV.

By Benedetto Varchi

Voi, che quanto esser dee presso e lontano

Nel ciel di man della natura scritto,

Leggete, onde per voi poco l'Egitto

S'invidia oggi da noi, chiaro Cardano;

La dotta vostra e sì cortese mano,

Aprite, prego, e quel ch'al sacro, invitto

Anglico rege ultimamente ha scritto,

Questa umil penna mia non chieggia invano.

Ditene ancor, nuovo Calcante, a cui

Nulla è nascoso, qual pianeta o stella,

Ambi sommette a fiera invidia nui.

Vicino al Po mille fïate vui:

Io sopra l'Arno da vil gente e fella,

Morso al vivo e trafitto indarno fui.