SONETTO DXXXIII.

By Benedetto Varchi

Se, quando a dir di voi celeste pegno

D'onestate e d'amor ratto mi volsi,

La lingua forse più ch'ardito sciolsi,

E presi a rimirar troppo alto segno.

Fallir certo non fu di scusa indegno,

Perché sentendo in voi quel, che non suolsi

Sentir quaggiù, le vene tutte e i polsi

Tremâr d'ardente giel non dubbio segno.

Ma chi porria dove virtute agguaglia

Beltà, non avvampar d'onesto foco?

Io per me no, che solo ad arder nacqui.

E quella pianta, ond'è chiara Tessaglia

Nella qual sola a me stesso compiacqui,

Fede faranne in ciascun tempo e loco.