SONETTO I.
Quel ch'Amor mi dettò casto e sincero
D'un lauro verde, ne' miei più freschi anni,
Cantai colmo di gioia, e senza inganni,
Se non leggiadro, almen felice e vero.
Febo, che puoi sol dar condegno e 'ntero
Pregio e ristoro alle fatiche e ai danni
Di quell'alme innocenti, che coi vanni
Volano al ciel del loro ingegno altero;
Ch'io viva no, ma ben ti prego umìle,
Se mai per te soffersi o freddi o fami,
Che non del tutto mi disfaccia morte:
E quei più d'altri mai ben colti rami
Della tua pianta e mia, con nuova sorte
Fioriscan sempre in rozzo e secco stile.