SONETTO III.
Come né più bel mai, né il più gentile,
Né più casto arboscel, né più gradito
Non vide il Sole o in questo, o in altro lito,
Dal mar d'India girando a quel di Tile,
Di quello ond'io nel mio più verde aprile,
Veduto a pena in loco alto e romito,
Arsi a me saggio, altrui folle ed ardito,
Poca esca e frale a tanto e a tal fucile;
Così mai né più grande, né più pio
Foco, né più fedele, o più felice
Non arse petto, od arderà del mio.
Quindi ogni alta mia speme, ogni disìo
Di santo e bello oprare èbben radice;
Ché parle, o pensi il volgo audace e rio.