SONETTO LVI.
Già del mio corso uman trapassa il mezzo,
Già si volge nel ciel l'undecimo anno,
Ch'Amor mi diede il primo dolce affanno,
Per cui d'ogni viltà mi venne lezzo;
Che la pianta gentile, che aura e rezzo
Dona agli spirti miei, ch'altra non hanno
Requie e riposo, ogni mia noia e danno,
Ogni men bel pensier rompe nel mezzo.
Onde forse avverrà, che, se la Parca
Non tronca innanzi al natural confine
La vita, che volando a morte varca;
Tal mi farò, che tra le pellegrine
Alme, sola mercè del gran Monarca,
Vivrò qui molto a 'n ciel senza alcun fine.