SONETTO LXIII

By Luigi Tansillo

Ecco ch'il sol, dopo scaldati tutti

dodec'i segni, che fan cerchio l'anno,

ne rimena quei dì, che non seranno

veduti unqua da me con gli occhi asciutti.

Quei dì che fur dal sen di Stige addutti

fuora, più tosto che da l'onde ch'anno

lor cune in sen, le cui miste albe fanno

rugiada entro al mio cor d'eterni lutti.

Già si partia da fronte al Capricorno,

poggiando, e cominciava a render corte

le dimore alla notte, e lunghe al giorno;

quand'io, ne' lidi d'Adria, così forte

piansi! E i fiumi piceni e i campi intorno

m'udiro mille fiate chiamar morte.