SONETTO LXIX.

By Benedetto Varchi

A i fieri colpi di fortuna, a i crudi

Morsi d'acerba invidia, a quanti affanni

Porta seco la vita, a quanti inganni

Ha 'l mondo, e i nostri dì d'ogni ben nudi,

Sol quelle frondi sante ed elmi e scudi

Mi furo, o mi tornaro utili i danni,

Cui tu sacre, mio cor, tre volte otto anni,

Senza aprirti giammai, dentro a te chiudi.

Solo il pensar di lor, non che 'l vedelle,

Rende felice il mio misero stato,

E me più d'altri mai, lieto e beato.

Grazie immortali a te, dell'alte stelle

Almo signor, rendo io, che per tai rami

Al tuo regno salir mi mostri e chiami.