SONETTO LXXII.

By Benedetto Varchi

Almo spirto divin sì dolce, ch'io

(Ambrosia e nettar non invidio a Giove)

Da rose e perle mai non viste altrove

Sussi con casto e sì caldo disio,

Che 'l mondo tutto a me stesso in oblio

Subito posi a mie venture nuove

Sempre meco pensando, e come e dove

Così tosto sparîr l'alma e 'l cor mio;

Ch'all'apparir di lui tremanti e lieti

Ratti volar colà, donde era entrato

In me cosa di lor più cara assai,

E con questa sola (o alti o bei segreti

D'Amor!) tiemmi ora in vita, anzi beato

Mi fece, e tal ch'io non morrò più mai.