SONETTO LXXV

By Luigi Tansillo

Qual uom che trasse il grave remo e spinse,

gran tempo, in forza altrui, poi che da l'empio

tiranno scampa, lieto appende al tempio

il duro ferro, ch'il piè nudo cinse;

tal io da la prigion, dove mi strinse

Amor tre lustri, sciolto, il voto adempio,

e, per memoria del mio lungo scempio,

qui sacro la catena che m'avvinse.

O santo e forte Sdegno, la cui mano

in un dì spezzò il nodo, ch'in tant'anni

non bastò rallentar valore umano,

per mostrar le tue grazie e gli altrui inganni,

in vece di tabella, ecco il cor sano,

ov'è scritta l'istoria de' miei danni.