SONETTO LXXVI

By Luigi Tansillo

Come augellin, ch'umane note finge,

e, chiuso in gabbia, il suo signor diletta,

quando più teme che si faccia stretta,

la prigion vede aperta, che lo stringe;

mentre a fuggir le picciol'ale accinge,

scorge rapace augel, che for l'aspetta,

desio di libertade oltre l'alletta,

e téma a dietro di morir lo spinge:

così dal labirinto, ove lagnarmi

dolce io solea, che possa uscir m'avveggio

mercé di lei ch'il fil degnò gittarmi;

ma nella libertà non so che veggio

che mi sgomenta; ond'io non so che farmi:

“il mal mi preme e mi spaventa il peggio”.