SONETTO LXXVII.

By Benedetto Varchi

Se di così selvaggio e così duro

Legno sì aspro frutto, oimè, v'aggrada,

Chi fia, ch'unqua vi miri, e poscia vada

Di non sempre penar donna sicuro?

Ben ch'io, poi ch'ognor più m'inaspro e 'nduro

In questa orrida, alpestra, erma contrada

Del duol, cui lunge a voi fo larga strada,

E dall'arbor, cui solo in terra curo;

Dovrei trovar pietà, ch'asprezza uguale

Né più selvaggia, o solitaria vita

Non senti mai, né visse alcun mortale.

Fera legge d'Amor! sperar aita

Dal dolor, che n'ancide, e del suo male

Pascer l'alma via più, che saggia, ardita.