SONETTO LXXVIII.

By Benedetto Varchi

Come talor chi follemente i rai

Mira fiso del sol, ch'altrove volto

Nulla non vede, tanto ancor del molto

Splendor ritien, che vince altrui d'assai;

Tal io nel cominciar tanto gustai

Di mele, e tal dolce, ebbi, ch'ora involto

Nel fel, non sento il tosco, e lieto e sciolto

Vivo fra mille lacci e mille guai.

E so ben poi, che dopo alcuno spazio

Scorgerò i segni, e piangerò l'amaro,

Ch'or più soave assai, ch'ambrosia parme.

Ma sia che può; ché la pena, e lo strazio

Da quei begli occhi m'è sì dolce e caro,

Ch'io non posso da lor, né voglio aitarme.